6 Giu 2012
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Projection Mapping, un documentario, una storia, ovvero come realizzammo urizen senza rendercene conto

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Quando provai a fare le prime proiezioni con il vecchio videoproiettore e stiamo parlando del 1996 mi divertivo a fare una cosa che anni dopo sarebbe stata chiamapa mapping. Il video mapping o mappatura è una tecnica di proiezione che permette di proiettare su oggetti o cose a differenza di proiettare sul classico telo da proiezione. I primi esperimenti li facevo su scatoloni e cercavo di adattare l’immagine nei programmi di grafica e dopo spostavo lo scatolone in funzione dell’immagine. Ora ci sono software che ti permettono di modificare le singole clip o i singoli elementi grafici per poterli adattare alla superficie. La tecnica del videomapping a preso molte direzioni dai suoi inizi ed ora viene utilizzata per proiettare su palazzi, su strutture autocostruite, su scene di teatro, su persone o su elementi architettonici che si prestano a questo gioco di luce. Nel 2008 con Francesca abbiamo pensato di creare un’installazione dedicata al mondo di Urizen ma non volevamo realizzare il solito video e visto che sono sempre stato attratto, anche per motivi lavorativi, a proiettare su superfici non standard, ci siamo posti la sfida di creare una cosa diversa. Francesca trovò dei piccoli cristalli di pirite originari di Navajun che hanno delle forme molto precise e si sarebbero adattati ad una struttura proiettabile. Le prime prove nella solita cantina ci permisero di mappare un orologio e la parete trapezoidale del caminetto e mossi dall’entusiasmo delle prime prove colorammo di bianco una scatola di cartone del mio dvd player. I primi passi nel mondo del videomapping, che all’epoca era ancora agli inizi. A dire il vero una prima sorta di videomapping l’avevo realizzata durante l’estate del 2008 per l’opera Madama Butterfly a Paphos dove parte della scenografia era composta da una videoproiezione che copriva la facciata del castello, senza rendermene conto stavo facendo uno dei primi “architetturali”. Presi da quest’eperienza e adottando le tecniche usate a Paphos pensammo di adattarle a strutture più piccole e una volta scoperti i cristalli di Navajun si decise di crearne una struttura in scala. A quel punto avevamo degli enormi cristalloni di cartone. A maggio dello stesso anno avevo fatto il video design e una sorta di mappatura per Malfi, al Mladinsko di Lubiana, e sfruttando la scena, composta da una sorta di passerella illuminata al neon, nel giorno di pausa girammo il video della coreografia realizzata da Francesca per Urizen. Utilizammo quella scena perché mesi prima avevamo fatto dei test con una lampada da tavolo per la lettura di lastre a raggi x. Quel tipo di immagine ci piaceva molto perché illuminava dal basso, ma non creava ombre troppo forti e visto che la scena realizzata da Ivan per Malfi era la stessa cosa ma di 7m per 3m sfruttammo l’occasione per girare il video della coreografia. Non avevamo ancora in mente di proiettarle su più superfici, l’idea ci venne più tardi in fase di montaggio, quando Francesca realizzò 4 distinte timeline “coreografando” il montaggio. Riprendendo con 2 videocamere contemporaneamente da due punti distinti e in due modalità distinte per ben 5 volte ci trovammo con abbastanza materiale da poter montare i 4 video che ci servivano. Forse dovrei aprire un capitolo dedicato alla ripresa e al montaggio di videodanza, prima o poi lo farò. Una volta montati i 4 video e avendo pronta la struttura in cartone iniziò il lavoro “sperimentale”. Nel frattempo avevo cercato su internet software per la gestione di queste cose ma non ne avevo trovati così adattai Isadora, anche se il termine corretto sarebbe “usai le caratteristiche del programma che non avevo ancora usato”. Isadora è un programma ideato da una compagnia di danza e ha come principio di base lìuso del video durante gli spettacoli di danza o teatro. Qualche anno prima all’Ars Electronica di Linz vedemmo uno spettacolo che ci aprì la mente. Di per sé era banale ma la tecnologia usata ci sconvolse. Lo spettacolo era Apparition dove veniva proiettata su due danzatori un’immagine mappandone il corpo. Restammo di stucco e volevo capire come si faceva. Usando degli illluminatori ad infrarossi e registrando le ombre con una videocamera IR si creava una maschera che veniva mappata via software e proiettava solamente sui ballerini. Detta così è semplice ma stiamo parlando del 2004. Mossi dall’entusiasmo qualche mese più tardi ci fu l’occasione di realizzare uno spettacolo utilizzando in modo “spinto” la tecnologia e per la gestione dei segnali video provai Isadora, di questo spettacolo ne parlerò la prossima volta. Il programma risultò molto stabile e riusciva a gestire il video in modo egregio sia live che prerec, così da Morel in poi Isadora è il software che utilizzo prevalentemente per i miei lavori e così lo utilizzai anche per la mappatura di Urizen. Il concetto è semplice, se la videoproiezione è un rettango mi basta avere la possibilità di spostare i punti degli angoli per adattarli alla struttura e così utilizzai il 3d per adattare gli angoli dei 4 video alle posizioni all’interno della scena utlizzando tutte e 3 le dimensioni. Il video si deformava, ma questo dava proprio quell’effetto necessario per creare nello spettatore l’illusione che il video fosse proiettato da dentro la struttura. Tutta quest introduzione solo per farvi vedere un video, che spiega un po’ cos’è il video mapping o projection mapping.

Il video dell’installazione Urizen lo trovate qui

Il video in timelapse della Madama Butterfly a Paphos lo trovate qui

Un video su Youtube sui cristalli di Navajun http://www.youtube.com/watch?v=cK1EkeBrIqk

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