23 Nov 2013
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Verso lo Snæfellsnes

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Al mattino ci svegliamo presto perché dobbiamo andare a prendere l’auto ovvero l’auto è venuta da noi. Quasi tutti i noleggi auto ti vengono a prendere all’albergo e poi si portano all’autonoleggio dove compili tutti i documenti. Finita la burocrazia e dopo le indicazioni su come guidare in Islanda siamo pronti per partire. Sistemo la GoPro sul cruscotto visto che avevo deciso di registrare tutta la strada in timelapse. Come ogni mattina piove e caricato tutto in modo più sensato partiamo in direzione nord. Usciamo dalla città in autostrada che dopo poco diventa strada a due corsie. Appena usciti dalla città sulla Route 1 o Hringvegur, la strada che fa il giro dell’isola, il paesaggio si trasforma e diventa una sorta di cartolina dal vivo. Neanche 50 km e già ci fermiamo vicino ad un fiume dove c’è una piccola cascatella e un pescatore. I colori sono stupendi nonostante la variabilità del tempo. A Borgarnes lasciamo la Route 1 per prendere la 54 che ci porterà verso Suður-Bár la prima tappa del nostro viaggio. Incontriamo il nostro primo campo lavico e Francesca mi fa fermare in una stradina laterale per poter fare delle foto. La roccia nera crea assime al muschio un paesaggio unico, indescrivibile. In lontananza le cime dei monti sembrano strappate a morsi lasciando dei pennacchi e delle forme stranissime. Piove ma non importa, il muschio è quasi cangiante e le rocce dal nero passano al rosso e poi al marrone. Indescrivibile. Continuiamo il viaggio verso nord e passiamo vicino a Eldborg, un vulcano di circa 5000 anni fa. Il cratere sembra un altipiano. La guida ci dice di trovare l’Hotel Eldborg dove chiedere informazioni sulla grotta lavica che vogliamo visitare. Prendiamo la nostra prima strada sterrata e con stupore vediamo che il limite è di 80 km/h. La strada è a singola corsia un po’ più larga del solito ma se incontri un’altra automobile sicuramente ti devi fare da parte. Arriviamo all’Hotel Eldborg e notiamo che si tratta di un ostello, entriamo e chiediamo informazioni e una ragazza ci dice che è molto difficile trovare la grotta e che non sta molto lontana ma che vicino ci sono anche le colonne di basalto di Gerðuberg. Usciti dalla strada dell’Hotel torniamo indietro per qualche centinaio di metri e poi entriamo in un’altra strada sterrata che ci porta fin sotto le colonne. Sembra di vedere delle colonne esagonali antiche, saliamo fino in cima dove i può vedere il panorma circostante con nubi, sole, pioggia tutto in un singolo fotogramma. Esaltati da questo primo luogo continuiamo senza prima andare a vedere la chiesetta alla fine della strada. La chiesetta era chiusa e così torniamo sulla strada principale per continuare verso lo Snæfellsjökull. Il paesaggio cambia in continuazione passando da campi lavici a enormi distese d’erba e ci si avvicina e allontana a enormi pareti scoscese. Giungiamo a Búðir per vedere le spiagge nere e ci fermiamo nel parcheggio dove c’è una chiesetta anch’essa nera. Ci fermiamo a mangiare qualcosa e poi proseguiamo verso le spiagge nere tra dune coperte di un’erba verdissima e alta. Vista la bellezza del posto no vogliamo andarcene ma purtroppo bisogna continuare e questo sarà un po’ il leit motiv di tutto il viaggio. Verso Malariff tentiamo di trovare la grotta che suona o Songhellir, ma troviamo l’indicazione su una strada contrassegnata con la F, che vuol dire solo per 4×4. Così continuiamo verso il faro di Malariff e le sue lingue di lava che scendono in mare. Rimaniamo commossi dalla bellezza del posto, selvaggio e gentile al contempo. Passeggiamo per quasi 2 ore fino ai due giganti, che sono delle rocce scivolate sulla lava fino al mare. La prossima tappa è Djupalon, una spiaggia dove nel 1948 si è arenato un peschereccio e i resti si trovano ancora sparsi in giro come se fosse una mostra di arte contemporanea. In questo posto ci sono anche dei sassi di diversa grandezza e peso che servivano per vedere se potevi fare il marinaio o meno. A quanto si narra ogni pietra ha un nome e se riesci a sollevare almeno la terza sei abile per affrontare il terribile mare islandese. Tornando verso la macchina andiamo anche a vedere i due laghetti che sono dietro la spiaggia. Mi sembrava di stare dentro un libro di Tolkien, quando leggevo lo Hobbit o Il Signore degli Anelli alcuni posti me li immaginavo proprio come quelli che si stavano manifestando davanti ai miei occhi. Stiamo per raggiungere il punto più ad ovest del nostro viaggio e il vulcano Snæfellsjökull fa capolino tra le nubi che si diradano per qualche minuto. Ad Olafsvik, punto più ad ovest del nostro viaggio passiamo vicino ad un’antenna altissima. Continuiamo facendo altre foto fino al villaggio di Grundarfjörður dove lasciamo la strada 54 e prendiamo la direzione di Suður-Bár dove dormiremo. Essendo la nostra prima farm house non sapevamo come funzionava ma non ci sono stati problemi, i proprietari ci hanno chiesto di dargli il voucher e ci hanno mostrato la stanza. Le farmhouse sono praticamente della case private che mettono a disposizione alcune stanze una sorta di B&B. Stanchi andiamo a dormire verso mezzanotte ma ancora con il chiaro fuori. http://www.farmholidays.is/FarmDetails/141/sudur-bar-vid-grundarfjord Il timelapse del viaggio: http://www.fluido.it/13-07-2013/iceland-timelapse-tour-2013-part-1 Foto scattate: Antonio 541

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