roma
Inferno di ghiaccio
Cesano di Roma, 21 ottobre 1994, venerdì
ore 22.40 - Prima settimana -138 1.fase
Al mattino un AR portò me ed Enrico Elia alla stazione, destinazione Roma. Il viaggio in treno è stato molto bello, attraversando gli appennini verso il Lazio ho visto dei posti molto belli, mi hanno colpito Terni e la sua acciaieria, e poi la vallata in Umbria subito dopo Narni. Giunto a Roma ho salutato Enrico destinato al genio. Ho preso il treno per Viterbo e sono sceso alla Stazione di Cesano. Era sera e con me c'era un ragazzo con un borsone dei bersaglieri. Gli chiesi dov'era la caserma e mi disse di seguirlo. Mi raccontò che lui era del 156° e mi diede il benvenuto nell'Inferno di ghiaccio. Arrivato davanti alla porta carraia consegnai la lettera all'Ufficiale di picchetto che mi fece entrare e così quella sera di domenica 9 ottobre è iniziato il supplizio. Giunto alla caserma della Scuola di Fanteria, Regina delle Battaglie, mi sono trovato spaesato come la prima volta ma avevo anche il motivo di esserlo. Se a Macerata l'AR ci portò dalla caserma alla stazione qui l'AR ci è venuto a prendere per portarci al Battaglione. All'entrata ho conosciuto Luca Moro di Strassoldo. Caricammo le cose sull'AR e ci porto lungo un viale al 1° Battaglione, una struttura in perfetto stile ventennio con le colonne squadrate. Faceva freddo. Un maresciallo ci venne incontro e ci disse che eravamo i primi due del 157° corso AUC a presentarsi. Ci disse che eravamo definiti ex militari in quanto eravamo già stati inquadrati in un corpo. A prima vista il battaglio risultava vuoto, non c'era nessuno e ci misero in una camerata con 6 letti. Il giorno dopo ci fu l'inquadramento e ci chiamarono uno ad uno per dirci compagnia e plotone. La caserma è enorme 3 battaglioni, oltre 100 edifici, 54 km2, 28 km di strade. Se il primo impatto a Macerata era negativo qua era più che negativo. Stanze enormi, freddo, marziale. Molte volte ho pensato, ma cosa ci faccio qui e questo non era ancora niente. Subito sono iniziati gli addestramenti formali; attenti, riposo, saluto, etc. E poi le lezioni; armi e tiro, regolamenti e codici, NBC (Nucleare Batteriologico Chimico), AIC (Addestramento Individuale al Combattimento), DTL (Dottrina Tattico Logistica) etc. Subito, dal primo istante mi sentii oppresso da tutto. Mi tagliarono i capelli a 5mm, taglio tattico, e il pizzo se ne andò con loro, me lo farò ricrescere tra cinque mesi, tutti mi dicevano che mi stava bene. Alcuni giorni erano talmente duri che pensavo di cedere. Così le prime due settimane sono volate, la settimana zero, detta così perché si svolge l'incorporamento e oggi è la fine della settimana 1. Sono in aula della 7^ compagnia, dove dovrei studiare, ma dovevo scrivere il mio diario da militare perciò farò uno strappo alla regola. Oggi abbiamo fatto i primi accertamenti, spero siano andati bene. Ah si pure qua mi sono fatto degli amici, cioé i compagni di camerata e sono per la maggiore del centro sud d'Italia. Io sono quello che abita più lontano di tutti, ben 670 km. Gli altri te li presenterò giorno per giorno, oggi inizio da Roberto Pierpaoli di Roma che occupa la branda sotto la mia. Nei modi di fare e nella fisionomia, nello sguardo ha qualcosa che mi ricorda il mio amico d'infanzia Luca Frascone, è simpatico a volte un po' imbranato. Non sa fare bene i cubi ma ci aiutiamo a vicenda. Oggi sono stato messo a rapporto per la terza volta e il capitano Di Sarra mi ha fatto un richiamo ed un rimprovero. Anche i miei ufficiali ve li presenterò un po' alla volta. Però ora devo studiare e penso di aver scritto abbastanza per oggi. A domani.
Della vita militare
Il 24 settembre del 1995 partivo militare e iniziava anche un'avventura molto particolare che mi avrebbe portato a diventare ufficiale dell'esercito. Quando penso ai motivi per cui ho scelto di fare quell'esperienza mi soffermo su tre aneddoti. Il primo è forse quello legato di più alla mia infanzia. Mio nonno, da parte di mio papà, era un invalido di guerra ferito in Sicilia nel 1943 durante la famosa operazione Husky del 10 luglio. Rimase ferito e fatto prigioniero di guerra ed inviato in Tunisia. I suoi racconti di guerra mi hanno accompagnato per tutta l'infanzia. Il secondo motivo fu più ideologico. Da giovane ero simpatizzante dei movimenti anarchici e ogni tanto andavo a qualche incontro. Cosa c'entra l'anarchia con il suo esatto opposto, l'esercito? Mi ricordo che a questi incontri, oltre a subire il fumo passivo di tabagisti barbuti, si discuteva di libertà e tutti, ovviamente, denigravano il servizio militare. Ma questo poteva avere anche una sua logica visto l'ambiente, ma rimasi stupito una volta quando chiesi se qualcuno avesse mai fatto il militare. Sguardi sconvolti mi fissarono come se avessi detto un'eresia davanti al vescovo. Iniziammo uno scontro dialettico sulla libertà di scelta che ovviamente finì con il mio allontanamento in quanto avevo idee poco anarchiche a loro modo di vedere. Ero giovane, e quando si è giovani si vuol capire le cose e mi era sempre stato insegnato di non denigrare una cosa se non la conosci, di accettare il pensiero diverso dal tuo e di rispettare le regole del quieto vivere, che probabilmente avevo infranto con una semplice domanda, un semplice perché siete contro? Terzo motivo, che in realtà ne racchiude molti di più, è riconducibile ad una sera a casa di un mio amico con il quale giravo gli ultimi anni delle superiori. Una sera Virginio ci invitò a casa sua a bere qualcosa prima di uscire come facevamo le sere dal giovedì al sabato. A casa sua c'era una sciabola appesa e gli chiesi cosa fosse. La prese e mi raccontò che era di suo nonno ufficiale di fanteria che con quella sciabola fece la guerra e che era un cimelio di famiglia e che suo fratello aveva seguito le orme del nonno (parzialmente) facendo l'ufficiale di complemento. Per chi non fosse avezzo di nozioni e termini militari gli ufficiali di complemento sono ufficiali che dopo aver fatto un corso di 5/6 mesi vanno a completare le file degli ufficiali che escono dall'accademia. Quella sera mi restò impressa la modalità di come si diventa ufficiali. Basta fare domanda, fai un test di 3 giorni e se sei idoneo entri a far parte dei selezionati per il corso AUC, Allievo Ufficiale di Complemento. Il giorno del mio 19 compleanno mi presentai al Distretto militare di Trieste e presentai domanda per diventare ufficiale. Molti lo fanno per amor patrio, molti per fanatismo, molti per soldi io scelsi quella via per l'esperienza. Il discorso di patria per me è stato sempre un discorso complesso e non di facile soluzione. Cos'è la patria? Un gruppo di persone che si identificano in un paese, che ne condivide lingua, cultura e tradizioni, per me è qualcosa di diverso. Essendo bilingue e appartenente a due culture a due lingue a due tradizioni la patria perde di significato "nazionalista" ma ne assume un altro, più aperto. Questo mi atteggiamento non deriva solo dall'essere di due culture, ma anche dai racconti di mio nonno, quello ferito in Sicilia, che senza spostarsi da casa aveva cambiato ben 4 nazioni. Nato in Austria Ungheria, cresciuto in Italia, vissuto prima in Jugoslavia e poi nel Territorio Libero di Trieste e poi ritornato in Italia senza mai muoversi di casa. Questo fatto da piccolo mi faceva sorridere, ma mi ha fatto capire che la patria è qualcosa di soggettivo che va oltre la nazione. Quando gli chiedevo cos'era lui mi rispondeva, son de Cesari, senza nessun riferimento alla nazione e una volta me lo diceva in italiano e un'altra in sloveno, il tedesco lo usava solo quando si arrabbiava. Che bello essere liberi.




