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Della vita militare

Il 24 settembre del 1995 partivo militare e iniziava anche un'avventura molto particolare che mi avrebbe portato a diventare ufficiale dell'esercito. Quando penso ai motivi per cui ho scelto di fare quell'esperienza mi soffermo su tre aneddoti. Il primo è forse quello legato di più alla mia infanzia. Mio nonno, da parte di mio papà, era un invalido di guerra ferito in Sicilia nel 1943 durante la famosa operazione Husky del 10 luglio. Rimase ferito e fatto prigioniero di guerra ed inviato in Tunisia. I suoi racconti di guerra mi hanno accompagnato per tutta l'infanzia. Il secondo motivo fu più ideologico. Da giovane ero simpatizzante dei movimenti anarchici e ogni tanto andavo a qualche incontro. Cosa c'entra l'anarchia con il suo esatto opposto, l'esercito? Mi ricordo che a questi incontri, oltre a subire il fumo passivo di tabagisti barbuti, si discuteva di libertà e tutti, ovviamente, denigravano il servizio militare. Ma questo poteva avere anche una sua logica visto l'ambiente, ma rimasi stupito una volta quando chiesi se qualcuno avesse mai fatto il militare. Sguardi sconvolti mi fissarono come se avessi detto un'eresia davanti al vescovo. Iniziammo uno scontro dialettico sulla libertà di scelta che ovviamente finì con il mio allontanamento in quanto avevo idee poco anarchiche a loro modo di vedere. Ero giovane, e quando si è giovani si vuol capire le cose e mi era sempre stato insegnato di non denigrare una cosa se non la conosci, di accettare il pensiero diverso dal tuo e di rispettare le regole del quieto vivere, che probabilmente avevo infranto con una semplice domanda, un semplice perché siete contro? Terzo motivo, che in realtà ne racchiude molti di più, è riconducibile ad una sera a casa di un mio amico con il quale giravo gli ultimi anni delle superiori. Una sera Virginio ci invitò a casa sua a bere qualcosa prima di uscire come facevamo le sere dal giovedì al sabato. A casa sua c'era una sciabola appesa e gli chiesi cosa fosse. La prese e mi raccontò che era di suo nonno ufficiale di fanteria che con quella sciabola fece la guerra e che era un cimelio di famiglia e che suo fratello aveva seguito le orme del nonno (parzialmente) facendo l'ufficiale di complemento. Per chi non fosse avezzo di nozioni e termini militari gli ufficiali di complemento sono ufficiali che dopo aver fatto un corso di 5/6 mesi vanno a completare le file degli ufficiali che escono dall'accademia. Quella sera mi restò impressa la modalità di come si diventa ufficiali. Basta fare domanda, fai un test di 3 giorni e se sei idoneo entri a far parte dei selezionati per il corso AUC, Allievo Ufficiale di Complemento. Il giorno del mio 19 compleanno mi presentai al Distretto militare di Trieste e presentai domanda per diventare ufficiale. Molti lo fanno per amor patrio, molti per fanatismo, molti per soldi io scelsi quella via per l'esperienza. Il discorso di patria per me è stato sempre un discorso complesso e non di facile soluzione. Cos'è la patria? Un gruppo di persone che si identificano in un paese, che ne condivide lingua, cultura e tradizioni, per me è qualcosa di diverso. Essendo bilingue e appartenente a due culture a due lingue a due tradizioni la patria perde di significato "nazionalista" ma ne assume un altro, più aperto. Questo mi atteggiamento non deriva solo dall'essere di due culture, ma anche dai racconti di mio nonno, quello ferito in Sicilia, che senza spostarsi da casa aveva cambiato ben 4 nazioni. Nato in Austria Ungheria, cresciuto in Italia, vissuto prima in Jugoslavia e poi nel Territorio Libero di Trieste e poi ritornato in Italia senza mai muoversi di casa. Questo fatto da piccolo mi faceva sorridere, ma mi ha fatto capire che la patria è qualcosa di soggettivo che va oltre la nazione. Quando gli chiedevo cos'era lui mi rispondeva, son de Cesari, senza nessun riferimento alla nazione e una volta me lo diceva in italiano e un'altra in sloveno, il tedesco lo usava solo quando si arrabbiava. Che bello essere liberi.

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