Videodesign e videointerattività

 

Videodesign e videointerattività

Introduzione

Ho iniziato ad usarel la video proiezione per la mia sperimentazione già dagli inizi degli anni '90 quando usai il primo videoproiettore creando dei "mapping" ante litteram sugli oggetti nella cantina dei miei genitori. Di lì a poco iniziai a sperimentare in teatro, grazie anche a Cesare Picotti, che mi coinvolgeva sempre nei vari compleanni di Satie o eventi sempre sul limite della ricerca artistica. Ricordo un soffitto del Teatro Miela proiettato con una mappa delle stelle del '500 durante un incontro sull'astronomia nel lontano 1997, lo ricordo in particolare, non solo per la presenza di Margherita Hack all'incontro, ma per il fatto di aver passato notti a renderizzare l'animazione della rotazione del cielo dipinto. Ispirato dal genio di Satie e la sua Musique d'ameublement ideai una sorta di Video d'ameublement, video tapezzeria da proiettare su superfici non convenzionali, così tra le superfici colpite dai raggi del primo video proiettore furono non solo pareti, ma anche alberi, scatoloni, mobili, insomma tutto quello che poteva fornire una superficie proiettabile. Questa ricerca continuò negli anni e il "salto" dalla sperimentazione alla professione avvenne a Lubiana un pomeriggio di dicembre del 2005 quando il regista e attore Zijah A. Sokolović mi chiese di realizzare una scenografia completamente videoproiettata. Sinceramente non avevo la minima idea di come svilupparla ma accettai la sfida. Il progetto della scena prevedeva tre videoproiezioni ricreando l'ambiente dove si svolgeva l'azione. L'opera teatrale era Il Campiello di Goldoni, così la scenografia doveva contenere un campiello, una strada, una casa, una piazzetta e cambiare di volta in volta l'azione degli attori lo richiedesse. Il sistema che avevo progettato era molto semplice; un computer master comandava altri 3 computer slave mantenendo sincronizzato il player in tutti e 3. Il video totale realizzato in After Effects era suddiviso in 3 con un leggero "stitching" termine che all'epoca era conosciuto a pochi adetti ai lavori e che sarebbe diventato di uso comune con l'avvento delle multiproiezioni e di fatto questo lavoro era una multiproiezione. L'effetto della proiezione sbalordì il pubblico e molti rimasero colpiti dalla semplicità e accurateazza del lavoro pur non sapendo della difficoltà tecnica che ci siamo trovati a risolvere per la realizzazione dei 3 "muri" video di 4 m d'altezza per 2 di larghezza. I videoproiettori messi in verticale erano tarati al millimetro. Questo lavoro lo vide Pier Paolo Bisleri, scenografo che ha collaborato con Warhol, Strehler, Tiezzi solo per citarne qualcuno. Non passarono nemmeno 2 mesi che mi contattò per la realizzazione delle video proiezioni dell'opera di Wagner L'olandese volante, da realizzarsi al Teatro Verdi di Trieste, con la regia di Giovanni Scandella. Due videoproiettori in retroproiezione formavano un enorme mare scuro sul fondale e un proiettore frontale proiettava un'altra immagine di onde su un tulle. Il coro stava tra le due proiezioni e l'effetto tridimensionale aveva stupito non pochi in teatro. Così iniziò una collaborazione che mi portò, tra le varie cose, a video mappare il castello di Paphos (Cipro) per una Madama Butterfly nel 2007, infiammare con le proiezioni il cortile interno del Bargello di Firenze, proiettare su statue di struzzi ad Innsbruck e illuminare con il video la danza della Martha Graham Dance Company nel Picasso con Albertazzi. Nel 2008 iniziò anche la mia collaborazione come videodesigner con la Waxfactory di New York con cui realizzai blind.ness al PS122 di New York, un progetto ambizioso di videowall interattivo, e Malfi, dove live video e preregistrato si confondevano nelle proiezioni. Nello stesso anno vede la luce il progetto Urizen, un video mapping di danza con Francesca Debelli, (qui l'articolo che ne racconta la storia), presentato a vari festival tra cui gli eventi collaterali del Festival dei Due Mondi di Spoleto organizzato da LaMama Umbria.

Con il lavoro di New York entro in contatto anche con un'altra realtà in forte sviluppo all'epoca, ovvero l'interactive design. In quegli anni non era ancora sviluppato e l'uscita di ambienti di programmazione che permettevano l'interazione tra utente e videoproiezione diventavano sempre più comuni. Negli anni le collaborazioni con i teatri e altre realtà si sono ampliate e la ricerca di nuovi metodi di utilizzo della videoproiezione si sono evoluti tanto da far diventare il lavoro del videodesigner sempre più ambito.

Questo è un breve excursus sul lavoro svolto e da cui parto per condividere la mia esperienza in questo ebook.

Perché questo ebook

Inizialmente pensavo di scrivere solo una serie di tutorial e articoli inerenti alla video proiezione vista la velocità con cui evolvono sia gli stili che la parte tecnologica. Poi mi ritrovai a pensare che sarebbe stato utile un vademecum seppur semplice che contenesse le soluzioni a tutti i problemi che ho riscontrato in questa ormai quasi decennale esperienza con le video proiezioni. Una serie di articoli vuole esplorare il mondo dell'interactive design e della videoproiezione artistica in generale con collegamenti a siti o artisti di calibro internazionale che hanno realizzato dei lavori particolari o che ahnno creato qualcosa che poi è di fatto diventato uno stile o un metodo di lavoro. Cercherò di spiegare i vari software e hardware che ho utilizzato nei miei lavori e analizzerò i lavori di altri autori per dare un quadro generale sull'interaction design e la creazione di "oggetti che comunicano". I primi articoli saranno dedicati alla storia del videomapping con le schede relative ai vari software e all'hardware per finire a dare uno sguardo a tutti gli strumenti che ci possono essere d'aiuto per la taratura delle videoproiezioni. Seguiranno degli articoli legati alle varie tecniche di proiezione come il mapping o le multi proiezioni e al problem solving più comuni.

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